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Nel 2011 definivo il lavoro di Roberto Marsella come una ricerca attuale giocata tra immagini del contemporaneo e della tradizione, una lettura ironica e disincantata della realtà. Oggi mi trovo a guardare nuovamente il suo percorso artistico in questa nuova tappa creativa “Under_Deep”. Ciò che non è cambiato è il senso di sbigottimento; permane come allora quella sensazione di restare in bilico su un filo teso tra le cime di iceberg. Opere, ancora lontane dal compiacere e lusingare chi guarda, che svettano massicce a dispetto della gravità e ci lasciano increduli con il naso per aria. Per il resto ho... davanti un lavoro il cui mutamento mi è abbastanza chiaro. Roberto Marsella, maestro di collages, ne ha esposti per anni centinaia di metri quadrati ben mappati e lavorati, scoprendo strati su strati, pieghe nascoste e strappi più intimi: praticamente una pelle, fatta di carta e grafiche. Come un sapiente conciatore, per anni ha lavorato intensamente su superfici sensibili. Ora il suo lavoro sembra scivolato “sotto pelle” e sceso giù, neanche tanto discretamente, nelle profondità umane. Personaggi e miti del nostro repertorio o patrimonio culturale-iconografico, si svelano fragili più che mai, non ci fanno sorridere e non ci accompagnano nella quotidianità come in “SRH CoolAge” (2001), come nei nostri sogni o nelle nostre fantasie; non sono più eroi invincibili dei nostri o di altri tempi. Si mostrano oggi nella serie “Disperception”, impauriti, arrabbiati, persi in riflessi deformi e impietosi, tenuti in ostaggio in gabbie fatte di effetti ottici e trattati senza rispetto, come fanno a volte la vita e il tempo con i comuni mortali. La malattia, il dolore e la morte insieme alla passione e alla vita, quella che palpita e scorre appunto sotto pelle, coesistono in un universo nuovo di immagini intense che hanno un dono raro, quello della dinamica, custodiscono il movimento. Queste opere respirano e ci fanno sentire vivi, partecipi, capaci di assistere, comprendere, compatire. In questo senso pare chiave l’opera “Abbiate Pietà” in cui Roberto Marsella interpreta la Pietà di Michelangelo inserendola in un contesto simile a un’Apocalisse Contemporanea. Un nuovo dramma del tutto terreno piove sul dolore contenuto e dignitoso delle due figure protagoniste, mentre la loro perfetta sofferenza resta chiusa in una mandorla divina, tutto attorno urla e chiede Pietà.

 

Chiara Maria Sgobba

Milano 2014

 

Le immagini alle quali ci obbliga la nostra realtà sono perlopiù vacue, prive di significato o di stimoli per il pensiero, altrimenti accompagnate da informazioni quali ad esempio una firma, oppure un "compra" subliminale. La spontaneità distingue il lavoro di Roberto Marsella che interpreta il suo, il nostro, presente pizzicandoci come un monello, rubando icone ed immagini simbolo dagli altarini del consumo vorace, per restituirle ritoccate e in improbabili montaggi. Icone, le stesse oppure altre, che Andy Warhol ha svuotato drammaticamente in ben altri tempi e luoghi, sono ora contenitori pieni di vita nei quadri e negli assemblaggi di Roberto. Sono porte spalancate alla comunicazione, perdono la non-identità di freddo stereotipo mediatico e chiedono, esigono, in tempi duri, di essere ancora e ancora guardate, usate, ricordate e condivise, come una vecchia canzone, come un piatto fumante di pastasciutta pronto in tavola. Fotografie di personaggi e miti, marchi, marche, sigle del nostro repertorio o patrimonio culturale iconografico, si risvegliano più forti, senza temere i tempi passati né quelli che verranno e senza risentirsi per le inevitabili interferenze, imperfezioni, intromissioni del quotidiano. Prendono un nuovo respiro e gettano via i loro vecchi abiti o connotati per stupirci, farci sorridere e accompagnarci come forse non hanno mai fatto realmente, se non nei nostri sogni o nelle nostre fantasie…
Lo sguardo di questo lavoro è aperto su una realtà che non tralascia alcun contesto, dalle case, alle chiese, alle strade, è la testimonianza sincera di un vissuto. Non è uno sguardo ripiegato su sé stesso, non si è impigliato nelle reti della storia o del presente dell'Immagine, non è fermo su di essa, no, è uno sguardo che ci ha coinvolto e nello stesso tempo ci appartiene, è semplicemente rivolto e dedicato a noi, accorto del nostro "vivere" le immagini.

Chiara Maria Sgobba

Milano 2002

Sky - CultNetworkItalia 2004:

Intervista a Roberto Marsella a.k.a. UNDERBOB